Ormai era padre Luis, il brasiliano

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Don Luigi Plebani non è il primo missionario bresciano che muore in terra di missione. Tre le vittime, due missionari e una missionaria dal 1981 ad oggi. Mille i morti nel mondo. Non si contano le rapine, i sequestri a scopo di estorsione, le minacce, le espulsioni. A Castegnato si ricorda il ferimento di padre Elia Ciapetti, comboniano, aggredito alla fine degli anni Novanta con un confratello in Sudan. Vicende lontane. Nel novembre scorso l’assalto alla casa delle Ancelle della carità di Kiremba, in Burundi. Uccisi il veronese Francesco Bazzani e la croata Lukrecija Mamic. Miracolosamente in salvo suor Carla Brianza di Pontoglio. Ogni missionario ha una storia da raccontare anche se lavora in silenzio, aiutando uomini, donne, vecchi e bambini. RISALE AL 10 AGOSTO di trent’anni fa – era il 1981 – l’uccisione di suor Liliana Rivetta di Gavardo, comboniana, assassinata in Uganda cento anni dopo monsignor Daniele Comboni, originario di Limone del Garda, che trovò la morte in terra di missione a Khartoum, in Sudan, a causa del colera. Suor Liliana – Gavardo le ha intitolato una via – fu affrontata dai banditi mentre viaggiava in automobile. Era con la consorella Rosaria Fallon e tornava da Moroto. Le due suore subirono un’imboscata: dalla boscaglia furono esplosi colpi di mitraglietta. I proiettili colpirono e uccisero all’istante la suora di Gavardo. I banditi, dopo essersi accorti di aver ucciso una religiosa, fuggirono senza portare via nulla. Fu la consorella a dare l’allarme. A 20 anni suor Liliana era entrata in convento, fu assassinata in terra di missione. Si devono sfogliare ingiallite raccolte di giornali anche per ripercorrere la tragedia che portò lutto a Fraine, la frazione di Pisogne che aveva dato i natali a padre Umberto Negrini, ucciso pure lui in Uganda. Era la fine di ottobre del 1999. Missionario, fu assassinato di pomeriggio a Luanda durante un tentativo di rapina. Cercò di opporsi ai banditi e fu freddato. Aveva 59 anni e apparteneva all’Opera di don Calabria. PADRE NEGRINI aveva appena celebrato una messa e si stava dirigendo alla sua auto, quando fu affrontato da uomini armati. Volevano la vettura, un bene prezioso in Uganda. Fu ucciso con alcuni colpi di pistola alla testa. In precedenza aveva già subito due rapine e il furto di un’altra auto. La notizia della morte raggiunse in Valle i due fratelli e la sorella. A metà agosto del 2003, e ancora in Uganda, fu ucciso padre Mario Mantovani, originario di Orzinuovi. Morì con un confratello (padre Godfrey Kiryova, ugandese di 29 anni) mentre portava aiuto alle popolazioni di Karamoja, regione al nord est del Paese africano, dilaniato per decenni da guerre intestine. Illeso un ragazzo che era con i due religiosi e che riuscì a scappare. Era la vigilia di Ferragosto. Il killer fu bloccato e rischiò il linciaggio da parte della popolazione. Prima di morire, padre Mario Mantovani sussurrò che perdonava chi gli aveva sparato. Primo di otto figli, a soli tredici anni era entrato in seminario. Aveva scelto la strada della missione «per aiutare i poveri d’Africa», raccontava quando tornava nella natia Orzinuovi. Fu sepolto in Africa un mese prima del rientro nel suo paese natio, per ritrovarsi con familiari e amici.

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